Il rapporto esce a giugno 2020 in conseguenza dell’impatto che l’esplosione a febbraio/marzo della pandemia ha avuto e ha tuttora sulla società e le istituzioni, nazionali e sovranazionali.
Colloca però questo resoconto in una fase estremamente ricca di riferimenti, dibattito e proposte sul Servizio Civile Universale e sulla sua capacità di adempiere al dettato legislativo che ne ha motivato l’istituzione: partecipare alla difesa civile e non armata della Patria e promuovere la partecipazione civica dei giovani, in adempimento al diritto/dovere di solidarietà.

Nello stile di ASC Nazionale, accanto ai dati c’è un tentativo di loro lettura, fatta attraverso il coinvolgimento dei diretti interessati.
Infatti, nella prima sezione sono riportate le conclusioni di un monitoraggio fatto con i 957 OLP per capire i punti di forza e le criticità del loro ruolo ed è molto interessante il profilo di questa figura, che incarna il rapporto intergenerazionale e multiculturale che i giovani vivono durante l’anno di servizio.
Stessa linea di lavoro nella seconda sezione, totalmente dedicata alle acquisizioni degli operatori volontari durante il servizio, sia sul piano delle motivazioni alla scelta (il SCU è volontario) che su quello delle competenze. In questo capitolo vengono infatti descritti sia i profili dei giovani, sia il loro percorso di acquisizione di competenze tracciato attraverso tre monitoraggi che fanno parte integrante degli impegni di servizio.

Ad esempio, in merito all’elitismo dei partecipanti (i giovani con licenza media in servizio sono inferiori alla loro percentuale sul totale della popolazione giovanile, mentre i giovani diplomati e laureati sono in percentuale superiore) la lettura che viene proposta del dato di partenza non si ferma alle conseguenze dei meccanismi selettivi.
Si allarga il quadro, invece, indicando il fattore di base del fenomeno nell’assenza di domande presentate da specifiche fasce giovanili (sia per territorio che per titolo di studio). D’altra parte, se già adesso su 84.000 domande i posti erano solo 39.000 a che pro estendere ulteriormente il bacino di popolazione giovanile a cui chiedere di fare domanda?