ASC aps ha chiesto di portare il proprio contributo ai quasi 2.500 operatori volontari in servizio civile presso gli enti aderenti, per avere il punto di vista dei giovani in tema di alimentazione e cibo sostenibile. Insieme ai giovani, sono stati coinvolti anche agli oltre 800 adulti che, nella veste di operatori locali di progetto, li accompagnano durante l’anno di servizio.

La posta in gioco sulla qualità dell’alimentazionedichiara Licio Palazzini presidente ASC Apsè alta sia per le singole persone (salute/obesità) sia per le economie e il clima. Fino ad oggi l’alimentazione è stata più occasione di sfruttamento e conflitto che opportunità per tutti. Anche le relazioni fra gli Stati e la pace sono a pieno titolo coinvolti dalle soluzioni che verranno date alla qualità dell’alimentazione oggi e nei prossimi anni. Il Servizio Civile Universale, promotore di educazione alla pace, è naturalmente coinvolto. Per questo abbiamo sollecitato tutte le nostre persone a contribuire con idee, proposte, critiche.

Il servizio civile universale è un’opportunità di crescita e di esercizio della cittadinanza e anche la formazione deve essere uno strumento per capire meglio il mondo e leggere l’attualità.”
Con queste parole, Licio Palazzini presidente di ASC Aps nazionale, ha presentato la nuova piattaforma di formazione a distanza messa a disposizione degli oltre 2500 operatori volontari entrati in servizio con ASC lungo lo stivale.

Abbiamo lavorato per superare i limiti della formazione asincrona, che spesso banalizza i contenuti e non stimola l’utente

La nuova piattaforma di ASC Aps propone 10 ore di formazione a distanza, all’interno delle 42 ore totali di formazione generale previste in ogni progetto, accessibili a tutti perché proposti rispettando i protocolli tecnici di inclusività.
Abbiamo lavorato per superare i limiti della formazione asincrona, che spesso banalizza i contenuti e non stimola l’utente – dichiara Paola Santoro, coordinatrice della formazione per ASC aps – e l’abbiamo fatto lungo due direttrici: quella tecnologica e degli strumenti e quella della scelta dei contenuti, che sono stati ripensati con la forte convinzione che le nozioni non sono un fine ma devono essere uno stimolo per meglio comprendere la realtà che ci circonda. Dal lato tecnico, invece i video sono stati pensati come strumento composito e interattivo, con i tutor che accompagnano i volontari nella comprensione dei passaggi più difficili; abbiamo realizzato delle schede integrative, una bibliografia, una filmografia e una webgrafia per offrire all’utente la possibilità di proseguire l’approfondimento e, infine, abbiamo anche studiato dei giochi, come i cruciverba, rendendoli strumenti di autovalutazione e verifica dell’apprendimento”.

All’interno delle lezioni proposte trova spazio la rilettura di Pasquale Pugliese dell’articolo 52 della Costituzione (difesa della Patria) che lo rivede alla luce delle minacce che incombono sulla nostra comunità, a partire dall’emergenza sanitaria. Un tema che si completa con le riflessioni del filosofo e psicoanalista Umberto Galimberti e della scrittrice Michela Murgia.
Luciano Ventura affronta i temi legati al cambiamento climatico, ai migranti ambientali, ai diritti negati e all’impatto che possiamo avere come cittadini sulle scelte politiche.
La fotografa Grazia Bucca introduce il tema della tutela dei diritti umani a partire dalla sua esperienza sulla motonave Aquarius.
Grazia Ricci propone un intervento sul tema della nonviolenza e provoca l’ascoltatore chiedendosi se sia un valore innato o una costruzione culturale.
Con Luca Salvo il rispetto della legalità è raccontato anche attraverso le fiabe, in particolare Giovannino Perdigiorno il personaggio nato dalla fantasia di Gianni Rodari.
Un approfondimento su Franco Basaglia porta alla legge 180/78 che chiuse i manicomi per riflettere sui concetti di esclusione e di rispetto dell’essere umano.

Vogliamo offrire spunti per attivare il ragionamento sulla realtà che ci circonda e sul ruolo che ciascuno di noi può avere

Sappiamo che il servizio civile universale è una risorsa per le comunità. Saper leggere le risorse e i problemi anche da parte degli operatori volontari contribuisce a renderlo una straordinaria palestra di cittadinanza e riteniamo la formazione un momento cruciale durante i 12 mesi di servizio.” – conclude Licio Palazzini “Abbiamo voluto proporre strumenti che inneschino la riflessione, che siano aperti e che offrano uno spaccato sulla complessità del mondo; vogliamo offrire spunti per attivare il ragionamento sulla realtà che ci circonda e sul ruolo che ciascuno di noi può avere”

Il maggior contributo che il servizio civile universale può dare nel valorizzare i giovani è attuare pienamente la riforma che ne prevede l’universalità degli accessi, la programmazione di interventi pluriennali, il consolidamento degli ambiti di azione dell’assistenza, l’educazione e promozione culturale, il servizio all’estero, la valorizzazione dei beni artistici e culturali, l’ambiente, la pratica motoria, la protezione civile, mettendo in risalto la dimensione concreta di difesa civile della Patria e di attuazione dei valori fondanti della Costituzione, realizzata in modo encomiabile durante il 2020 e in questi mesi.

Le quasi 30.000 posizioni di servizio civile che le 4805 Organizzazioni degli enti soci hanno proposto su questi settori per il 2022 dimostrano la continuità del nostro impegno. Accanto a questo “zoccolo duro”, la Cnesc si propone di partecipare ai bandi tematici di sostegno alla transizione ecologica e a quella digitale.
L’altro terreno concreto su cui la Cnesc intende portare il contributo, chiedendo la attivazione di sedi istruttorie fin da subito è la valorizzazione delle competenze acquisite dai giovani – accompagnati dagli adulti – durante l’anno di servizio.

Il documento finale approvato farà da riferimento per l’azione verso i giovani e le istituzioni nei prossimi mesi.
La delicata fase di ricambi e immissioni di personale che sta vivendo il Dipartimento Politiche Giovanili e Servizio Civile Universale è l’altra priorità nell’azione della Cnesc.
Sappiamo che su questo tema è alta l’attenzione dell’istituzione politica, ma qualità delle persone e tempi nell’affidamento degli incarichi sono molto importanti. Gli standard ottimi che il Dipartimento ha avuto fino ad oggi, sono ancora più determinanti in un orizzonte 2021-2023 nel quale le risorse finanziarie fra fondi statali e fondi europei permetteranno contingenti annuali di almeno 55.000 posizioni.
Ora più che mai la costruzione condivisa con gli enti, i giovani, le Regioni è essenziale, fatta salva la responsabilità finale di decisione del Dipartimento, e la sintonia espressa anche su questo tema durante l’assemblea dal Dipartimento stesso, rappresentato dalla dott.ssa Postiglione e dalla Dott.sa Losco. è un dato rilevante

L’Assemblea è stata infatti l’occasione per ringraziare e salutare la dott.ssa Postiglione che rientra nella Protezione Civile e iniziare il dialogo con la dott.ssa Silvia Losco.
L’Assemblea ha anche attivato la collaborazione con l’Opera Don Orione, nuovo osservatore della Cnesc.

Sono passati settantacinque anni da quando, con il voto nel referendum del 2 giugno 1946, gli italiani, scegliendo la Repubblica, cominciarono a costruire una nuova storia.
Anche oggi siamo a un tornante del nostro cammino dopo le due grandi crisi globali, quella economico finanziaria e quella provocata dalla pandemia.
Come lo fu allora, questo è tempo di costruire il futuro.

Con la scelta repubblicana, si apriva una storia di libertà, dopo il ventennio della dittatura fascista. Storia di democrazia. Storia di pace, dopo la tragedia, i lutti e le devastazioni della guerra e dell’occupazione nazista.
La nuova stagione era stata preparata negli anni più bui, dalle donne e dagli uomini che avevano mostrato il coraggio di resistere e di lottare. E che avevano iniziato, nello stesso tempo, a pensare come dar forma all’Italia libera. Da dove ricominciare, per rimettere in piedi un Paese dilaniato, ferito, isolato agli occhi della comunità internazionale.
Non fu un inizio facile, settantacinque anni fa. L’Italia era divisa: la Repubblica aveva prevalso per due milioni di voti, ma il risultato non era stato omogeneo e, in un Paese in ginocchio, c’era il rischio di una spaccatura tra il Mezzogiorno e il Settentrione.
Fu proprio la scelta repubblicana il presupposto che rese possibile radicare, nel sentimento profondo del popolo, le ragioni di una unità e di una coesione più forti, favorendo il dispiegarsi di nuove energie, di nuovi protagonisti nella vita pubblica.
Questa vitalità animò e sostenne la straordinaria stagione costituente, capace di cogliere e interpretare le speranze, le attese, le aspirazioni degli italiani.

Per celebrare la Repubblica dobbiamo partire da qui: dalle donne e dagli uomini della Costituente, dalla loro lungimiranza, dal coraggio con cui seppero cercare e trovare i punti di sintesi.
Cos’è la Repubblica? Sono i suoi principi fondativi. Le sue istituzioni. Le sue leggi, la sua organizzazione. Certo, è tutto questo.
Ma a me sta oggi a cuore porre l’accento su ciò che viene prima. Quel che precede il significato, pur fondamentale, degli ordinamenti. Parlo della vita delle donne e degli uomini di questo nostro Paese. Dei loro valori, dei loro sentimenti. Del loro impegno quotidiano. Della loro laboriosità. Del contributo, grande o piccolo, che ciascuno di loro ha dato a questi decenni di storia comune.
La Repubblica è, anzitutto, la storia degli italiani e della loro libertà.

È la storia del lavoro, motore della trasformazione del nostro Paese. È la storia della Ricostruzione, delle fatiche, dei sacrifici, spesso delle sofferenze, di tanti che si trasferirono da Sud a Nord, dalle campagne alle città, animando uno straordinario periodo di sviluppo.
È la storia del formarsi e del crescere di una comunità.
Un bel brano di De Gregori dice “la storia siamo noi”, “nessuno si senta escluso”.

Proviamo a leggere così questi settantacinque anni di vita repubblicana: da una prospettiva diversa che ci consente di cogliere i profili di soggetti che spesso sono rimasti nell’ombra, sullo sfondo. E che invece hanno riempito la scena, colmato vuoti, dato senso e tradotto in atti concreti parole come dignità, libertà, uguaglianza, solidarietà. Parole che altrimenti sarebbero rimaste astratte aspirazioni.
Le persone: donne, uomini, giovani che sono state al centro della nostra storia, volendovi esservi e contare. Volendo partecipare. Partecipazione civile, politica, sociale. La volontà di cambiare il mondo. Perché il mondo di prima aveva prodotto la guerra, l’ingiustizia, la fame, le distruzioni.
L’Italia è stata ricostruita dalle macerie. La Costituzione ha indicato alla Repubblica la strada da percorrere.
Questa è l’idea fondante della Repubblica, di una Costituzione viva, che si invera ogni giorno nei comportamenti, nelle scelte, nell’assunzione di responsabilità dei suoi cittadini, a tutti i livelli e in qualunque ruolo.

La democrazia è qualcosa di più di un insieme di regole: è un continuo processo in cui si cerca la composizione possibile delle aspirazioni e dei propositi, nella consapevolezza della centralità delle persone, più importanti degli interessi.
In questo cammino un ruolo fondamentale lo giocano i partiti, le forze sociali, i soggetti della società civile.
A volte le istituzioni possono sembrare fragili, esposte a sfide inedite.
Accadde, ad esempio, negli anni bui della violenza terroristica di varia matrice. Gli attentati, le stragi, i ferimenti, gli omicidi. Sono state tante le vittime della ferocia di chi voleva sovvertire lo Stato con le bombe o con le armi.
Nei cinquantacinque giorni dopo l’eccidio di via Fani e il rapimento di Aldo Moro la Repubblica visse il suo momento più difficile. La risposta degli apparati dello Stato per molti aspetti apparve incerta di fronte all’attacco terroristico.
A salvare la democrazia in quel passaggio drammatico, stringendosi intorno alle istituzioni democratiche, fu prima di tutto la straordinaria mobilitazione popolare. Il no alla violenza netto, forte, determinato dei partiti, dei sindacati, dei cittadini.
Le piazze piene di persone di ogni età e di differente orientamento culturale e politico. Il coraggio di chi, come l’operaio e sindacalista Guido Rossa, scelse di denunciare i terroristi e per questo pagò con la vita. Il senso del dovere di magistrati e forze di polizia. Una risposta di popolo che spazzò via le ambiguità di chi teorizzava assurde e intollerabili equidistanze tra lo Stato e i terroristi.
Il terrorismo è stato sconfitto e lo Stato ha prevalso con gli strumenti del diritto.
Anche per questo possiamo dire: la Repubblica è libertà e democrazia.

Come possiamo dire: la Repubblica è legalità.
E mentre lo diciamo avvertiamo il dovere di fare memoria di chi ha pagato con la vita il proprio impegno contro le mafie. Quelli noti e quelli meno ricordati. Uomini dello Stato, semplici cittadini, esponenti politici, sacerdoti, giornalisti, che con il loro sacrificio hanno saputo dare speranza e fiducia a chi non si rassegna alla prepotenza criminale.
La Repubblica è solidarietà.
La solidarietà che scattò all’indomani dell’alluvione del Polesine che colpì le province venete, nel novembre del 1951, con quasi cento vittime e più di 180.000 sfollati, soccorsi e ospitati spontaneamente da tantissime famiglie in tutto il Paese.
Oppure la indimenticabile mobilitazione degli angeli del fango: migliaia di giovani che nel novembre del ’66 corsero a Firenze, provenienti da ogni parte d’Italia, per dare aiuto alla città messa in ginocchio dall’alluvione per porre in salvo centinaia di opere d’arte.
E così è avvenuto ogni volta che il Paese è stato ferito da catastrofi naturali, alluvioni, terremoti. Dal Vajont al Belice al Friuli all’Irpinia, ai tragici eventi che più di recente hanno colpito l’Emilia e l’Italia centrale. Ogni volta abbiamo visto quanto sia forte il legame di solidarietà e di fraternità che unisce i nostri territori e il nostro popolo.
La Repubblica è umanità e difesa della pace e della vita.
Sempre e ovunque. Come testimonia l’impegno della nostra Guardia costiera e della Marina militare per salvare la vita di persone spinte dalla disperazione alla deriva nel Mediterraneo. E va ricordato il contributo prezioso fornito, da molti anni a questa parte, dai nostri militari nelle missioni internazionali, impegnati per la sicurezza e la pace, a fianco delle popolazioni che incontrano sulle loro strade, dimostrando sempre amicizia e umanità. Che nel mondo si parli di un “modello italiano” delle missioni è motivo di grande orgoglio per il nostro Paese. Voglio ricordare con commozione tutti i caduti: a loro va la riconoscenza della Repubblica.
Affermare i grandi principi, evocarli in formulazioni astratte non basta. Perché essi abbiano concreta applicazione, concreta incidenza sulla storia, dunque, bisogna viverli.
Non è sempre facile. L’esito non è mai scontato.
C’è un articolo, in particolare, della nostra Costituzione, quello sull’uguaglianza, che suggerisce una riflessione su quanto sia lungo, faticoso e contrastato il cammino per tradurre nella realtà un diritto pur solennemente sancito.
Questo principio, vero pilastro della nostra Carta, ha rappresentato e continua a rappresentare una meta da conquistare. Con difficoltà, talvolta al prezzo di dure battaglie. Per molti aspetti un cammino ancora incompiuto.
Penso alle differenze economiche, sociali, fra territori.
Penso alla condizione femminile, all’impegno delle donne per una effettiva affermazione del diritto all’uguaglianza.
Desidero ricordare la figura di una donna, Lina Merlin, pioniera della dignità femminile.
Rammento la norma che precludeva alle donne l’accesso a molti importanti uffici pubblici, dichiarata illegittima dalla Corte costituzionale nel 1960. Una storia che forse i giovani non conoscono e che oggi non può che sembrar loro inconcepibile
Così come è inconcepibile – non soltanto per i giovani – apprendere che il diritto di votare delle donne, nel 1946, è stato una conquista.
Si comprende allora come l’elezione a Presidente della Camera, nel 1979, di un’altra donna della Repubblica, Nilde Iotti, sia stata un passo decisivo nell’affermazione del protagonismo delle donne nella vita delle istituzioni.
Non siamo ancora al traguardo di una piena parità. Soprattutto riguardo alla condizione delle donne nel mondo del lavoro, al loro numero, al trattamento economico, alle prospettive di carriera, alla tutela della maternità, alla conciliazione dei tempi. Permangono disparità mentre cresce l’inaccettabile violenza contro di loro.
Lo stesso lento, accidentato cammino abbiamo vissuto per la piena affermazione della dignità della persona e dei suoi diritti, combattendo una difficile battaglia per sradicare ogni forma di discriminazione. Possiamo dire con orgoglio che, su questo versante, l’Italia di oggi, anche sul piano dei diritti civili, è più matura e consapevole, migliore di quella di settantacinque anni fa.
Lo è anche grazie al valore della memoria raccontata da persone come Liliana Segre, instancabile testimone di civiltà e umanità.

La Repubblica da quel 2 giugno a oggi. Possiamo farne un bilancio. Possiamo e dobbiamo chiederci a che punto è il nostro cammino.
I più anziani tra noi concittadini ricordano bene da dove siamo partiti.
Un Paese che era stato trascinato in guerra, ridotto in povertà, senza risorse, con tanti italiani che pativano la fame.
Le grandi riforme ne hanno cambiato il profilo.
La riforma agraria, i piani casa con l’edilizia popolare, la nazionalizzazione dell’energia elettrica, la realizzazione a tempi di record di grandi e decisive opere infrastrutturali, la riforma tributaria, gli interventi per il Mezzogiorno.
E poi la grande stagione delle riforme sociali.
Lo statuto dei lavoratori, le riforme della scuola, in particolare l’istituzione della scuola media unica e l’innalzamento dell’obbligo scolastico, il nuovo diritto di famiglia, l’istituzione, nel 1978, del Servizio sanitario nazionale, ad opera – va sottolineato – di un’altra donna, la prima a diventare ministra, Tina Anselmi.
La fotografia dell’Italia di oggi propone l’immagine di un Paese profondamente diverso, cambiato, progredito.
Abbiamo vissuto, probabilmente senza esserne sempre pienamente consapevoli, una straordinaria rivoluzione sociale.
Certo, la nostra Repubblica è imperfetta, come ogni costruzione che rifletta i limiti e le contraddizioni della vita.
Ancora troppe ingiustizie. Ancora diseguaglianze. Ancora condizioni non sopportabili per la coscienza collettiva, come l’evasione fiscale o le morti sul lavoro.
Il ricordo del sorriso di Luana D’Orazio impegni tutti al dovere di affrontare il tema della sicurezza dei lavoratori con determinazione e con rigore.
Alcune storture hanno cause antiche, e richiedono impegno serio per rimuoverle. Ma la storia repubblicana è tutt’altro che una sequela di insuccessi: è la storia di una democrazia ben radicata e di successo.
Risollevare il Paese, sgomberando le macerie materiali e morali che la Repubblica aveva trovato, portandolo a essere una delle principali realtà economiche e industriali del mondo, è stata una grande impresa.
Un’impresa collettiva, risultato dello sforzo di tanti. Politici, imprenditori, lavoratori, donne e uomini di ogni ruolo e condizione: hanno avuto come orientamento il loro senso del dovere, la responsabilità verso se stessi, verso le loro famiglie e verso la comunità; l’amore per la Patria. La forza di credere in un futuro migliore. La disponibilità al sacrificio per realizzare qualcosa di importante per i propri figli e nipoti.
Qualcuno, a volte, manifesta l’impressione che questo spirito, che animò i costruttori di allora, sia andato smarrito. Che il Paese si sia fermato, imbrigliato da inerzie e pigrizie, bloccato da rendite di posizione, dall’illusione di poter sopravvivere seguendo la logica emergenziale del “giorno per giorno”.
Il Paese non è fermo.
Affiora talvolta la tentazione di rinchiudersi nel presente, trascurando il futuro.
Ma non può essere così.

Quando diciamo che nulla sarà come prima sappiamo che il cambiamento è già in atto. Ed è veloce.
Sono cambiati gli stili di vita; le sensibilità delle persone. Alle domande relative alla sicurezza del proprio futuro, al lavoro, alla casa, si affiancano le preoccupazioni per la salute, per la vivibilità e la sostenibilità ambientale. E, inevitabilmente, cambiano le priorità nelle agende della politica e dell’economia globale.
La Repubblica possiede valori e risorse per affrontare queste sfide a viso aperto.
Ha potenzialità straordinarie. L’ineguagliabile patrimonio di arte e cultura, che affonda le sue radici nel passato e che continua a esprimersi e a parlare al mondo grazie a interpreti e intelligenze ammirate ovunque.
Ha creatività. Competenze. Capacità che ci rendono in tanti settori un Paese all’avanguardia. Ne sono esempio tante nostre aziende che esprimono la qualità italiana, motore di sviluppo e di benessere in questi decenni. Ne sono esempio donne e uomini impegnati nella ricerca e nei settori dell’innovazione e delle tecnologie più avanzate. Un’altra donna italiana oggi ci rende orgogliosi: Samantha Cristoforetti, prima europea chiamata a comandare la stazione spaziale internazionale.
L’Italia, la nostra Patria, ha le carte in regola per farcela.
Un valore – che vorrei ancora una volta sottolineare – sarà più di ogni altro decisivo: la connessione della Repubblica con i suoi cittadini.
Lo abbiamo visto anche nella lotta alla pandemia. Tra lutti e sofferenze, che mai dimenticheremo, abbiamo riscoperto il senso civico di chi si è trovato a operare nella frontiera più esposta, quella degli ospedali e delle strutture sanitarie, abbiamo apprezzato il sacrificio di chi ha lavorato nei servizi, per la pubblica sicurezza, nelle catene alimentari. Ci è apparso ancora una volta, in tutta la sua evidenza, il valore della scienza e la conseguente necessità di promuoverla e sostenerla.
Ognuno di noi ha ricevuto la solidarietà di altri italiani. Lo abbiamo rimarcato celebrando il 2 giugno, l’anno scorso, a Codogno.
Ciascuno ha bisogno degli altri.

Le cure che la Repubblica è riuscita ad assicurare a tanti italiani, ci pongono adesso di fronte alla necessità, comune, di avere cura della Repubblica. Perché così potremo compiere quei passi in avanti, nel modello sociale, nello sviluppo sostenibile, nelle opportunità di lavoro e di studio, che sentiamo come un’ambizione e come un dovere.
Abbiamo una risorsa, grande, che proprio la Repubblica ha fatto crescere in questi decenni, muovendo dalla coscienza del male che è stato causa delle guerre e delle dittature. Questa risorsa, questo orizzonte, si chiama Europa. Una costruzione faticosa, che si è sviluppata in modo non sempre lineare. Talvolta minacciata da regressioni per illusori interessi particolari ma, nei passaggi più critici, capace di grandi rilanci. Come sta avvenendo.
L’Unione Europea è essa stessa – per noi – figlia della scelta repubblicana. L’Europa è il compimento del destino nazionale. È luogo e presidio di sovranità democratica. È un’oasi di pace in un mondo di guerre e tensioni. Il filo tessuto con il Risorgimento e la Resistenza ricompone qui la tela di una civiltà democratica che sa parlare al mondo, senza essere in balia di forze e potenze che la sovrastano.
I doveri verso i giovani – di cui c’è qui un’ampia rappresentanza assai gradita – a cui passeremo il testimone della vita, sono ineludibili.
La priorità è garantire ai giovani eguali diritti di cittadinanza, anche digitale, senza i quali la disparità delle opportunità diverrebbe causa di nuove, gravi, inaccettabili povertà. Le famiglie hanno avvertito, in questi mesi, l’urgenza di questa condizione.
Si presenta una nuova generazione che è pronta, chiede spazio e ha voglia di impegnarsi.
Ai giovani vorrei chiedere: impegnatevi nelle sfide nuove, a cominciare da quella della transizione verso un pianeta fondato sul rispetto dell’ambiente e delle persone come unica possibilità di futuro.
Adoperatevi per trasmettere valori e cultura attraverso i nuovi mezzi di comunicazione. Per promuovere un uso dei social che avvicini le persone e le faccia crescere dal punto di vista umano e sociale, combattendo con determinazione la subcultura dell’odio, del disprezzo dell’altro.
Ai ragazzi che oggi sono qui e a quelli che avranno modo di ascoltare queste parole vorrei dire: la storia di questi settantacinque anni è stato il risultato, il mosaico di tante storie piccole e grandi, di protagonisti conosciuti e di testimonianze meno note. Tocca a voi ora scrivere la storia della Repubblica. Scegliete gli esempi, i volti, i modelli, le tante cose positive da custodire di questa nostra Italia. E poi preparatevi a vivere i capitoli nuovi di questa storia, ad essere voi protagonisti del nostro futuro.

Viva il Popolo Italiano, viva la Repubblica!

In occasione della Festa della Repubblica del 2 giugno, le cinque Reti promotrici di “Un’altra difesa è possibile” (Rete Italiana Pace e Disarmo, Tavolo interventi civili di pace, Conferenza nazionale degli Enti di Servizio Civile, Forum Nazionale Servizio Civile, Campagna Sbilanciamoci!) hanno scritto ai Presidenti delle Commissioni competenti di Camera e Senato per rilanciare la mobilitazione che chiede riconoscimento e sostegno a chi difende i valori costituzionali senza ricorrere alle armi.

La nuova fase della Campagna vuole aprire un’ulteriore interlocuzione con le Istituzioni dopo gli incontri avvenuti negli ultimi mesi con i Presidenti di Senato e Camera che hanno dato accoglienza istituzionale, secondo la strada tracciata dalla Costituzione, alle Petizioni n.588 (Senato) e 539 (Camera) formalizzate proprio un anno fa, in occasione del 2 giugno 2020, a sostegno della proposta di Legge di iniziativa popolare Istituzioni e modalità di finanziamento del Dipartimento per la Difesa civile, non armata e nonviolenta”.
Le Reti promotrici e tutte le organizzazioni che sostengono “Un’altra difesa è possibile” chiedono ai Presidenti delle Commissioni competenti, ai Capigruppo e ai deputati e senatori componenti di avviare al più presto una discussione parlamentare su questo tema. È necessario che questa Legislatura riesca a legiferare per l’istituzione del Dipartimento della difesa civile non armata e nonviolenta.
Come già sottolineato, nel corso della XVII Legislatura la nostra Campagna era riuscita a raccogliere le firme sufficienti per una Proposta di Legge di iniziativa popolare, successivamente trasformata in Proposta di Legge parlamentare con più di 70 firmatari infine incardinata nelle competenti Commissioni della Camera dei Deputati.
In questa XVIII Legislatura abbiamo presentato una Petizione costituzionale già illustrata direttamente alla Presidente del Senato On. Maria Elisabetta Alberti Casellati e al Presidente della Camera dei Deputati On. Roberto Fico, che ringraziamo per aver ricevuto i rappresentanti della Campagna ascoltando la richiesta di un coinvolgimento diretto Commissioni.

Nell’ultimo anno, l’intera comunità nazionale ha difeso, con costi e impegno altissimi, la salute individuale e la sanità pubblica. Non c’è bene superiore del diritto alla vita, tutto il resto viene dopo

La difesa della Patria, cioè l’integrità della nostra comunità, è affidata dalla Costituzione ai cittadini ed è un sacro dovere che riguarda ciascuno di noi. La difesa civile, non armata e nonviolenta è già riconosciuta da diverse sentenze della Corte Costituzionale ed è presente nella legislazione vigente.
Va implementata, va rafforzata, va finanziata; c’è bisogno di un quadro normativo e l’istituzione del Dipartimento è necessaria per avere uno strumento operativo ed efficace al fine di coordinare le varie forme di difesa civile non armata e nonviolenta: dal Servizio Civile universale alla Protezione civile, dai Corpi civili di pace ad un Istituto di ricerca per la risoluzione nonviolenta dei conflitti.
La nostra proposta di Legge prevede, inoltre, che ai cittadini contribuenti sia offerta l’opzione fiscale, con la possibilità di scegliere se destinare il proprio contributo al finanziamento del Dipartimento per la difesa civile non armata e nonviolenta.
Oggi il bilancio del comparto della Difesa è assorbito interamente da costi di natura armata e militare, con tutto ciò che ne deriva a riguardo di nuovi sistemi d’arma, strutture, esercizio ed anche con un impatto su import ed export bellico.

Oggi, con queste nostre proposte chiediamo che quantomeno ci sia il riconoscimento della parità costituzionale tra difesa militare e difesa civile: pari dignità, pari legittimità. Senza chiedere ulteriori sacrifici ai cittadini, proponiamo una contrazione delle spese militari a vantaggio di maggiori finanziamenti per la difesa civile.
Il 2 giugno è la festa della Repubblica concepita nell’urna referendaria, quindi con il più civile dei processi democratici. Queste sono le nostre radici. La Repubblica che ripudia la guerra ha bisogno della Difesa civile non armata e nonviolenta.

A completamento del percorso di selezione, pubblichiamo le graduatorie definitive approvate la scorsa settimana dal Dipartimento per le Politiche Giovanili. Le graduatorie che sono state approvate rispecchiano le graduatorie provvisorie, già pubbllicate a inizio aprile.

Per una corretta lettura, è giusto sottolineare che in queste settimane alcuni candidati idonei e selezionati hanno rinunciato facendo scorrere gli elenchi, altri candidati idonei ma non selezionati hanno accettato il trasferimento verso progetti diversi da quelli per cui si erano candidati ma che avevano posti liberi.

I progetti si sono avviati regolarmente il 25 maggio 2021.

Alcuni punti dalla relazione del presidente uscente Licio Palazzini, la cui lettura in versione integrale si può rivedere in rete.

ASC aps è uno dei principali enti di servizio civile e con orgoglio esprime la natura di Associazione di Promozione Sociale e di Rete Associativa Nazionale.
Il titolo del nostro Congresso “Per un Servizio Civile davvero Universale” vuole significare che alcuni passi innovativi rispetto al precedente Servizio Civile Nazionale sono stati fatti, primo fra tutti la circolare del 4 Aprile 2020 che ha dato una forte accelerazione a tutto il percorso.
Ma non possiamo ancora qualificarlo Universale, ovvero condiviso realmente fra istituzioni, organizzazioni e cittadini, accessibile a tutti i giovani, inclusivo di ogni profilo giovanile e che dia un effettivo contributo alla ripresa sociale, economica, culturale, ambientale del Paese.

Al nostro Paese serve un Servizio Civile davvero Universale: perché è una risorsa concreta, in larga parte già esistente; perché il SCU è arrivato all’esplosione della pandemia già attrezzato sul piano degli obiettivi e degli strumenti normativi; perché può diventare un generatore e produttore di civismo, di volontà e capacità di mettere in pratica quei valori fondativi della Repubblica che sono l’altra finalità della riforma del 2016.

Su questo noi lanciamo una sfida al Governo e al Parlamento. Quella di un contingente di 100.000 giovani in SCU a partire dal prossimo anno.
Uno studio di APS asc pubblicato qualche giorno fa dimostra – già con gli enti accreditati nel 2020 – la sostenibilità di un contingente annuo di 80.000 posizioni. Adesso gli enti sono diventati 429. Ieri sono stati depositati programmi per 80.000 posizioni. Un contingente di 100.000 posizioni nel 2022 non è fuori dalla portata.
Mettere a disposizione, ogni anno, un nucleo di almeno 100.000 persone sotto i 28 anni che, attraverso la realizzazione di attività concrete, diffonde nel nostro Paese la capacità di affrontare i conflitti in modo civile, senza armi, nelle mani e nella testa, e che realizza i valori della nostra Costituzione. Accompagnate da almeno 50.000 adulti impegnati per gli stessi fini e che trasmettono ai giovani i loro saperi professionali e pratici. In cinque anni diventerebbe un magnete che influisce sul mainstream dei comportamenti collettivi.
Per questa prospettiva, servono i soldi, come le scelte e le coerenze. Noi siamo pronti

Il Congresso prosegue con le tavole rotondeIl contributo del SCU alla generazione di competenze civiche e trasversali fra gli operatori volontari e gli adulti che li accompagnano” e “25 Aprile 1945, 27 Gennaio 1945, 15 Dicembre 1972. Le risorse della Memoria per il futuro del Paese” e domani con il dibattito “Cosa ci lascia il 2020 e cosa ci aspetta” e con il rinnovo organi dirigen

Intervento di Licio Palazzini, Presidente di Arci Servizio Civile APS

Dopo anni di attese (dal 2002 era prevista la certificazione delle competenze dei volontari del SCN), di false partenze (2015 e Servizio Civile in Garanzia Giovani), oggi abbiamo ascoltato una concreta esperienza di accompagnamento dei giovani alla emersione e messa in trasparenza delle competenze sociali e civiche, al deposito delle evidenze, alla loro attestazione da una Commissione titolata a farlo. Competenze individuate dal Dipartimento del SCU, sulla base delle risoluzioni dell’Unione Europea.

Paolo Di Rienzo ha già messo in risalto il percorso nato dalla collaborazione fra tre soggetti, come modello di raccordo fra saperi e conoscenze diverse, funzionali alla messa in trasparenza e validazione delle competenze sociali e civiche degli operatori volontari. Interagisco con Federica De Luca per segnalare che esistono già abbondanti materiali per azioni di ricerca sulla autovalutazione dei giovani sulle capacità percepite. Come ASC Aps dal 2009 nel sistema di monitoraggio c’è una sezione dedicata proprio a questo obiettivo e il data base e di circa 12.000 report. Nei Rapporti Annuali che ogni anno pubblichiamo e che sono disponibili sul nostro sito ci sono i dati di dettaglio.

Prima di passare ad alcune proposte di lavoro futuro, riprendo un passaggio che è emerso. Mi riferisco all’annosa fotografia di profili dei giovani del servizio civile al di sopra della media per titoli di studio rispetto alla popolazione giovanile.

Fino a quando ci saranno 125.000 domande e 55.000 posizioni del bando, il carattere inclusivo del Servizio Civile Universale sarà un obiettivo irrealizzato.

E questo è un delicato nodo. L’introduzione del termine “Universale” è la qualità della riforma. Non è ancora realizzato, nonostante gli sforzi congiunti di Dipartimento e enti.

Venendo al merito di alcune considerazioni generali sull’identità del SCU e la sua relazione con sostegni all’ingresso nel mercato del lavoro dei giovani che lo svolgono, ricorro ad un’immagine.
Il SC può essere paragonato a un coltellino svizzero. Tante piccole lame che separate servono per uno scopo solo, insieme diventano uno strumento utilissimo. L’acquisizione di queste competenze sono nel SCU funzionali a realizzare al meglio le attività per le comunità (i programmi e i progetti) e per dare concretezza alla attuazione dei valori fondativi della Costituzione, come ci richiama la legge che ha istituito il SCU.

Realizzati nell’Italia di oggi significano spostare l’asse della bilancia dei valori e dei comportamenti dalla delega alla partecipazione, dalla rabbia alla costruzione, dall’autoritarismo alla autorevolezza. E, sul mercato del lavoro, dall’essere numero all’essere lavoratore.
Per questo non siamo stati soddisfatti che nel PNRR il SCU sia stato inserito nelle politiche attive del lavoro. Sarebbe stato più adeguato collocarlo fra le infrastrutture sociali, la famiglia, la comunità, il terzo settore.

Provo a indicare alcune prossime tappe.

  1. Per ASC Aps una riflessione, già in fase avanzata, di maggior avvicinamento del referenziale ai concreti percorsi dei giovani, anche in termini di linguaggio e di evidenze. Così come uno snellimento del percorso di presa in carico dei giovani, perché passare da poche decine a qualche migliaio di giovani richiede di proceduralizzare il metodo, i tempi, le risorse umane necessarie, l’investimento economico. Con INAPP proporremo terreni concreti di collaborazione per azioni di ricerca.
  2. Per il terzetto di protagonisti della sperimentazione agire per allargare il campo delle organizzazioni di servizio civile coinvolte. Stanno partendo altre sperimentazioni con i giovani del bando 2020. Opereremo per mettere in risalto gli elementi comuni e valorizzare le specificità.
  3. Verso il Dipartimento. Dopo aver formalizzato il modello della sperimentazione già nel 2020, cercare il dialogo per il passaggio dall’attuale situazione, nella quale è scelta facoltativa l’emersione strutturata di queste competenze, a una situazione di sistema. Con tutta la gradualità necessaria, ma avviando il percorso perché possibilmente già dal prossimo Avviso deposito programmi e progetti la messa in trasparenza sia un elemento di sistema.

La vera innovazione e sfida è, semplificando la comunicazione, avere una sede ove con le istituzioni interessate affinare un ruolo istituzionale utile allo scopo.
4. L’ultima cosa di cui il SCU ha bisogno è un modello astratto, funzionale a istituzioni di settore, che viene calato sugli enti di servizio civile e sui giovani, fatto solo di procedure tutte su piattaforme, con flag da attivare e certificati da scaricare.

Abbiamo un precedente di lavoro comune che ci potrebbe aiutare. Il Gruppo di lavoro inter-istituzionale per l’attestazione, la validazione e la certificazione delle competenze acquisite in servizio civile nell’ambito del Programma Garanzia Giovani costituito presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali l’11 Febbraio 2015 che produsse il Decreto Direttoriale del 2 Luglio 2015. Quell’esperienza non ha prodotto effetti concreti per due carenze di sistema che oggi invece sono superate. Mancava la individuazione del campo delle competenze oggetto dell’attestazione, validazione e certificazione. Oggi esiste con le disposizioni dall’Avviso 2018 e anni successivi emanati dal Dipartimento Politiche Giovanili e SCU.

Mancava il riconoscimento su tutto il territorio nazionale di validazioni e certificazioni ottenute in una specifica regione o PA. Con il Decreto 5 Gennaio 2021 “Disposizioni per l’adozione delle Linee guida per l’interoperatività degli enti pubblici titolari del sistema nazionale di certificazione delle competenze” anche questo ostacolo è stato superato.
Alla composizione di quel gruppo di allora andrebbero aggregati Forum del Terzo Settore e RUIAP.

Si pone qui un ulteriore passaggio di evoluzione da quella fase del 2015 che potremmo definire del “dobbiamo fare” a quella del “possiamo fare”.
Al di là dell’uso prescrittivo, visto che l’uso dell’Atlante è previsto nella normativa di riferimento sul tema e nello specifico nelle recenti linee guida allegate al Decreto del 5 gennaio 2021, quali opportunità offre, o può offrire, agli Enti nelle fasi di progettazione e al sistema nel suo complesso nelle fasi di riconoscimento delle competenze acquisite l’Atlante stesso? Andrà inoltre fatta una valutazione delle risorse che servono a sostenere la implementazione di questa attività, che non può essere a carico agli enti che già cofinanziano per il 50% il Servizio Civile Universale.

Il servizio civile degli obiettori di coscienza ha allargato la visione e i soggetti della difesa della Patria. Il servizio civile universale riuscirà a portare le competenze sociali e civiche generate dall’educazione informale e non formale alla stessa rilevanza delle competenze professionali? Sarebbe un bel passo avanti per il protagonismo dei giovani, il riconoscimento della capacità generativa del Terzo Settore, la qualità della vita nel nostro Paese.

Ieri, in Consulta Nazionale del Servizio Civile Universale, c’è stata la prima occasione formale, per tutte le componenti del sistema, di incontrare i nuovi vertici. Quello politico con il Ministro Dadone e quello istituzionale con il Consigliere De Giorgi, nuovo Capo Dipartimento.

Con interessedichiara Licio Palazzini presidente della CNESCabbiamo ascoltato dal Ministro l’indicazione degli obiettivi principali del suo mandato: allargamento dell’accesso al SCU di tutte le fasce giovanili, in particolare quelle meno dotate di autonomi strumenti di protagonismo, stabilizzazione dei fondi per un contingente di almeno 50.000 posizioni per il 2021-2023, anche con fondi europei tramite il PNRR, contributo – anche attraverso il servizio civile – allo sviluppo della transizione digitale ed ecologica. Con il nostro intervento, come in molti altri, abbiamo sottolineato come questi obiettivi debbano essere iscritti nelle finalità del Servizio Civile Universale mirabilmente espressi dal Presidente Draghi in Parlamento e riportati nella Programmazione Triennale. Una difesa della Patria che abbiamo sentito più che mai attuale durante la pandemia, periodo durante è stato ancora più evidente l’apporto dei giovani in servizio civile nel supporto alle comunità, nella protezione della popolazione più fragile e più in generale nella promozione dei principi costituzionali. Per questo abbiamo chiesto che i riferimenti al SCU nel PNRR fossero collocati nel Capitolo “Infrastrutture sociali, famiglia, comunità, terzo settore” anziché in “Politiche attive del lavoro” e che fin dai prossimi giorni nella comunicazione politica emerga questa natura del servizio civile universale, superando la focalizzazione sulla sola occupabilità. Questo anche per evitare distorsioni nel messaggio ai giovani e agli enti. La positiva risposta data dal Ministro a questa sollecitazione consolida le basi per una collaborazione di cui tutti avvertiamo la necessità. Infatti per il Servizio Civile Universale si pongono importanti sfide”.

Palazzini indica le più rilevanti:

Ci si muove a grandi passi verso il congresso nzionale di Arci Servizio Civile. Le attività fremono con le assemblee delle ASC territoriali e con gli appuntamenti organizzati da ASC nazionale.

DIRITTO-DOVERE DI DIFESA: FORZE ARMATE DI COSCRIZIONE, OBIEZIONE DI COSCIENZA, VOLONTARIATO
16 aprile 2021

La locandina dell’evento

La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino”. Così si legge sulla Costituzione, all’articolo 52.
Partendo da uno sguardo storico che dal Dopoguerra passa per i movimenti dei primi anni ’60, del ’68 e degli anni ’70, fino a giungere alle attuali leggi che regolano il servizio civile si farà una lieta chiacchierata coi maggiori esperti di storia, diritto e servizio civile.

L’analisi di ciò che è stato e come siamo arrivati all’oggi ci aiuterà a capire come e perché il servizio civile sia una delle più belle esperienze per assolvere al sacro dovere si difesa della Patria.
Due ore in cui confrontarsi sul concetto di difesa della patria fino a giungere a parlare di nonviolenza, movimenti giovanili, pacifismo, obiezione di coscienza, difesa civile, antimilitarismo, valori.