Dopo mesi di incontri, elogi e promesse il futuro del Servizio Civile Universale è giunto a un passaggio decisivo.
Un futuro che solo scelte economiche e politiche del Governo possono cambiare.
Entro il 20 ottobre il Governo deve presentare al Parlamento la Legge di Bilancio e con questa missiva gli Enti chiedono al Governo di finanziare davvero in maniera adeguata il SCU.
Allo stato attuale infatti risultano stanziati dall’ultima Legge di Stabilità 99 milioni di euro per il 2021 e 104 per il 2022: con tali cifre gli avvii precipiterebbero dai 53mila del 2018 ai 18mila del 2021.
Gli Enti attendono fiduciosi una positiva risposta.

Si avvicina il fine settimana di Puliamo il Mondo, la storica campagna di volontariato ambientale di Legambiente sulla gestione sostenibile dei rifiuti e sulla promozione dell’economia circolare. Nel rispetto delle regole previste dalla normativa anti Covid19, il 25, il 26 e il 27 settembre saranno tre giorni di volontariato in tutta Italia, dedicati alla rimozione dei rifiuti abbandonati da spazi pubblici e ambienti naturali.

Ma tra gli obiettivi di Puliamo il Mondo si inserisce, ormai da qualche anno, una nuova ineludibile ragione, ed è quella di promuovere, insieme alla cura dell’ambiente, uno spirito di comunità fatto di tolleranza, solidarietà e integrazione.
Un “Puliamo il Mondo dai pregiudizi”, come lo abbiamo voluto chiamare, che torna anche quest’anno in collaborazione con la Commissione europea e un comitato organizzatore formato da 41 associazioni, che si occupano di migranti, comunità straniere, richiedenti asilo politico, detenuti, disabilità, salute mentale, discriminazione basata sull’orientamento sessuale. Tutte le associazioni coinvolte, nella loro diversità, credono fortemente nelle ragioni dell’accoglienza e di una pacifica convivenza, nell’integrazione e nella necessità di fornire adeguati strumenti di conoscenza e di formazione delle persone sul territorio per combattere il razzismo e la violenza che, purtroppo, sapientemente alimentati da narrazioni false e tendenziose, hanno assunto proporzioni inquietanti anche nel nostro Paese.

Nell’Unione europea, il 45 % delle persone di origine nordafricana, il 41 % dei rom e il 39 % delle persone originarie dell’Africa subsahariana hanno subito discriminazioni su base razziale, e il 47 % della popolazione di religione ebraica teme di diventare bersaglio di insulti verbali o molestie di matrice antisemita. Per tenere fede al motto dell’Unione, “Uniti nella diversità”, e dare a queste parole un significato concreto, il 18 settembre 2020 la Commissione europea ha adottato un piano di azione contro il razzismo, volto a combattere il razzismo individuale e strutturale, intensificare l’impegno contro tutte le forme di discriminazione nell’accesso al lavoro, alla casa, all’istruzione e ai beni e servizi, e a contribuire alla costruzione di un’Unione dell’uguaglianza.

Negli ultimi mesi – dichiara il presidente di Legambiente Stefano Ciafani il movimento globale Black Lives Matter ha posto con grande enfasi il tema della discriminazione razziale negli Stati Uniti come nel resto del pianeta. E non è certo un caso che nel suo discorso sullo stato dell’Unione della scorsa settimana la Presidente Ursula von der Leyen abbia dichiarato che è giunto il momento di costruire un’Unione veramente antirazzista. Anche in Italia le cronache giornalistiche fanno emergere troppo spesso casi di razzismo, discriminazione e violenza che, crediamo, si possono combattere solo attraverso un paziente e continuativo lavoro di costruzione e di tessitura sociale, che ogni giorno pratichiamo con il lavoro delle nostre associazioni. Dobbiamo insistere ed è per questo che rinnoviamo Puliamo il Mondo dai pregiudizi, con attività comuni tra i nostri circoli locali e le altre associazioni, insieme a scolaresche, gruppi scout e non solo. Questo Puliamo il Mondo è la prima grande iniziativa di volontariato ambientale in programma nell’Italia del post lockdown da emergenza Covid-19: con le nostre azioni vogliamo lanciare un messaggio di speranza, solidarietà e futuro sostenibile al nostro Paese in difficoltà”.

Il 21 settembre è la Giornata internazionale della Pace, istituita fin dal 1981 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con un invito a tutti gli stati membri, organizzazioni regionali e non governative e ad ogni singolo individuo, a commemorare il giorno in maniera appropriata, attraverso l’educazione e la consapevolezza pubblica. La pace globale ha bisogno di nonviolenza e del cessate il fuoco rivolto a tutti i belligeranti nel mondo chiamati a deporre le armi e terminare la guerra. Il tema scelto dall’Onu per il 2020 è “Shaping Peace Together, creiamo insieme la pace”.
Proprio per questo abbiamo scelto la data del 21 settembre 2020 per annunciare la nascita di Rete Italiana Pace e Disarmo, una nuova Rete organizzata nella quale confluiscono la Rete della Pace (fondata nel 2014) e la Rete Italiana Disarmo (fondata nel 2004). Si tratta del nostro contributo specifico al messaggio dell’Onu, creiamo insieme la pace a partire dall’unione delle nostre forze, degli obiettivi comuni, per rafforzare e far crescere il lavoro collettivo per la pace ed il disarmo.

Questo appuntamento rappresenta un’ulteriore tappa di un lungo percorso che ci ha visto lavorare insieme su alcune temi e Campagne già in corso anche a livello internazionale (Stop Bombe in Yemen, NO F-35, Difesa Civile non armata e nonviolenta, disarmo nucleare con ICAN per l’adesione al Trattato per la messa al bando della armi nucleari, IoAccolgo, Pace Diritto Giustizia in Israele/Palestina, per la riduzione delle spese militari, per il controllo dell’export di armi e la difesa della Legge 185/90, per gli interventi civili di pace nei conflitti in corso, campagna Control Arms, rete ENAAT, campagna Stop Killer Robots, campagna INEW contro le armi esplosive). Vogliamo andare avanti insieme su quanto fatto e quanto ci resta ancora da fare, per dare voce alle esperienze di resistenza civile e nonviolenta e fissare nuovi obiettivi comuni.

Sono davvero numerose le associazioni, grandi e piccole, del mondo pacifista, nonviolento, disarmista, della solidarietà, del servizio civile, della giustizia sociale, della cultura, dell’ambientalismo, che hanno deciso di unirsi in un’unica grande rete. Non è un processo di “fusione fredda” dall’alto, ma una tappa di un percorso di lavoro già fatto insieme nei territori, dal basso, partecipando a campagne comuni, che ora trova sbocco in una organizzazione unitaria. Finalmente un processo di aggregazione, non di separazione. Sentiamo l’esigenza di confrontarci tra diversi soggetti, culture e sensibilità, sulle scelte economiche del nostro Paese che da decenni hanno ripreso a privilegiare l’industria ed il commercio di armi, piuttosto che investire nell’economia di pace, nella sicurezza del territorio, nei servizi e nella difesa civile e nonviolenta.
Noi siamo profondamente convinti che l’attuale politica, che investe miliardi in armi e solo briciole in progetti di pace, non ci difende e non ci protegge ma, al contrario, ci danneggia e approfondisce la crisi economica, sociale ed ambientale che vive la nostra società, allargando il solco di sfiducia che separa la comunità dalla politica.

Il risultato delle scelte politiche degli ultimi decenni è sotto gli occhi di tutti:

1) è in corso la più forte corsa agli armamenti a cui si sia mai assistito, una imponente crescita quantitativa e qualitativa degli arsenali che sottrae enormi risorse alla lotta contro la povertà;
2) il crollo del diritto internazionale, le grandi organizzazioni sovranazionali, dall’Europa all’Onu, sono in crisi profonda di legittimità e credibilità;
3) tornano a diffondersi ideologie nazionaliste, razziste e fondamentaliste;
4) la crisi economica globale, ulteriormente aggravata dalla pandemia, tende ad esasperare la conflittualità, anche all’interno dell’Europa;
5) l’insostenibilità del modello di sviluppo che sta distruggendo il pianeta, provocando le variazioni climatiche, e produce sempre maggiori diseguaglianze;
6) la criminalizzazione della solidarietà e la chiusura delle frontiere di fronte alle richieste di protezione e di accoglienza da parte di migranti e richiedenti asilo.

Ci sono purtroppo tutte le condizioni perché la guerra, sdoganata come strumento di politica internazionale alla fine del secolo scorso, torni ad essere la protagonista dei rapporti internazionali e possa portare ad un nuovo conflitto globale.

Sono queste le preoccupazioni e le ragioni che ci spingono a proseguire il percorso di dialogo e di confronto tra le diverse sensibilità dell’arcipelago associativo impegnato quotidianamente ad affermare che un’altra politica è urgente, possibile e necessaria, producendo informazione corretta, elaborando dati e proposte concrete per modificare in meglio le leggi e agendo sia nelle politiche locali, dei singoli territori, sia per modificare le grandi scelte politiche e strategiche, anche internazionali. I risultati ottenuti finora da alcune nostre Campagne ci danno fiducia e ci fanno sperare.

Per fare tutto questo, c’è bisogno di competenze, di studio, di pensiero, di informazioni e di azioni, personali e politiche. Per questo abbiamo unito le nostre forze, e trovato terreni di unità per un futuro di pace e disarmo. La nostra forza è la nonviolenza, la nostra unità è nell’azione concreta diffusa sui territori.
Per la pace e il disarmo.

In attesa che il Governo Conte decida di investire sul serio sul Servizio Civile Universale con una legge di stabilità 2021 da 300 milioni, con il XV Rapporto Annuale di ASC Aps proponiamo un viaggio nella realtà dei fatti.
Infatti, anche da questo XV Rapporto emerge un dato eclatante e sconsolante: il numero dei giovani che vorrebbero svolgere il servizio civile è più del doppio dei posti che le risorse statali riescono a far mettere a disposizione.
Infatti, nel periodo di validità del bando, in ASC Aps sono state ricevute oltre 5.000 domande, a fronte dei circa 2000 posti disponibili. Questo dato, rapportato ai 50mila posti disponibili globalmente nel 2018 significa migliaia di ragazzi cui è preclusa l’opportunità di fare un anno al servizio della comunità.

L’investimento sui giovani da parte dello Stato continua ad essere clamorosamente insufficiente sia da un punto di vista morale che da quello economicodichiara Licio Palazzini, presidente di ASC ApsLo Stato spende per ogni giovane circa 5.450 euro all’anno e la nostra rete, nei suoi vari livelli, ne ha investiti 7.500, suddivisi tra risorse economiche e costi figurativi, ovvero risorse umane, attrezzature e sedi in cui viene svolto il servizio civile“.

I profili dei giovani in Servizio Civile in ASC
La distribuzione appare sostanzialmente equilibrata tra nord e sud (34%), mentre si conferma la maggioranza femminile (60%) anche se la differenza si è ridotta di poco meno del 10% negli ultimi 10 anni.
L’area che vede il maggiore impegno nelle attività si conferma la promozione culturale che comprende anche le attività educative e sportive (oltre il 57% del totale). Seguono Assistenza (27%), Patrimonio artistico (9%), Ambiente (5%) Protezione civile e Estero (1%), in cui però ASC Aps ha presentato un numero ridotto di progetti.
Significativo l’aumento (+2% sul 2017) dei volontari con la sola licenza media (9%) a fronte di una diminuzione, che si verifica già dal bando 2015, dei laureati (scesi al 33%).
La tendenza all’equilibrio tra fasce di istruzione è un valore positivo, perché segna un avvicinamento anche delle fasce meno scolarizzate.
Il confronto con i dati Istat riferiti ai pari età mostra però che la quota dei volontari in servizio civile con la licenza media è ancora piuttosto bassa (-26% rispetto a una fascia di ragazzi che invece rappresenta oltre un terzo dei giovani italiani), mentre la percentuale di diplomati (+5%) e di laureati (+21%) indica ancora una forte tendenza alla scolarizzazione del servizio civile.
È doveroso notare che il titolo di laurea avvantaggia i giovani nella partecipazione al servizio civile a monte cioè al momento della scelta di fare domanda per partecipare all’esperienza.

Cosmopoliti ma disoccupati
La situazione occupazionale pre-servizio rimane sconfortante, con un accesso al lavoro assai limitato: le esperienze pregresse sono state in maggioranza lavoro precario o – troppo spesso – al nero.
La condizione professionale vede prevalere la quota di studenti, la componente più significativa tra i volontari (37%); sono sempre pochi gli occupati (8%), superati di gran lunga da chi svolge lavori saltuari (18%). Un dato che non sorprende visto l’impegno richiesto dal servizio civile in termini di tempo. Pochi anche i disoccupati (14%), segno che sempre meno giovani hanno lavorato in precedenza.
Contemporaneamente non ci sono differenze tra maschi e femmine rispetto alla condizione professionale. Infatti, purtroppo, in una corsa al ribasso, le condizioni lavorative dei giovani, anziché promuovere il lavoro femminile, hanno portato i maschi a retrocedere.
Rimane costante, rispetto al bando 2017, la percentuale di giovani che hanno partecipato al programma Erasmus così come la percentuale di volontari che hanno trascorso periodi significativi all’estero (13), sia tra i laureati (16%) sia tra coloro che hanno la licenza media (20%).

Le motivazioni
Sorprende la continuità delle motivazioni di scelta del servizio civile espresse dai volontari: da 10 anni sono predominanti le motivazioni di crescita (62%) e in particolare il desiderio di crescita personale. Per circa un quarto dei giovani le ragioni della scelta sono legate a ragioni utilitaristiche, il guadagno (13%) e la possibilità di entrare nel mondo del lavoro (12%). Nel tempo, il peso di questa componente è rimasto invariato ma è mutata la composizione, con una diminuzione del tema ‘guadagno’ – non sorprendente visto che il rimborso è rimasto invariato dal 2001 e dunque è progressivamente divenuto meno appetibile – e un aumento del tema “ingresso nel mondo del lavoro”.

Nuovi cittadini crescono
In aula, durante la formazione, si sono condivisi momenti di grande profondità. Parlare di disagio, esclusione, discriminazione e violenza con giovani che hanno vissuto sulla loro pelle esperienze drammatiche ha trasformato l’aula in uno spazio importante, se non unico, di narrazione ed ascolto. I temi trattati sono così diventati concreti e tangibili e non solo parole e valori più o meno condivisi.
I giovani in servizio civile hanno valutato positivamente l’esperienza svolta, con un punteggio di valutazione finale pari a 8,2 superiore al bando 2017: insomma, progetti di servizio civile della rete ASC Nazionale Aps ‘fanno quello che promettono’ e raggiungono gli obiettivi prefissati. Ma non solo: a partire dal bando 2017 è possibile richiedere il rilascio, da ASC Naz.le Aps e Legambiente scuola e formazione, dell’attestato delle conoscenze acquisite durante il servizio civile. Sono cresciute le autovalutazioni sulle competenze trasversali relative al ‘saper fare’ (capacità di comunicazione, di ascolto, di gestione dei conflitti, lavoro di gruppo) e al ‘saper essere’ del volontario, ossia gli atteggiamenti rispetto all’autocontrollo, la fiducia in sé, la flessibilità, la capacità di auto-monitorarsi, lo spirito di iniziativa. Anche l’analisi delle competenze maturate rispetto al titolo di studio posseduto porta a risultati davvero interessanti, in ottica di crescita personale dei cittadini del domani.

Il servizio civile porta risultati formativi a tutti i volontari, ma particolarmente positivi per i giovani con una base di partenza più debole. In altre parole, chi ha soltanto la licenza media ha strumenti conoscitivi e culturali non paragonabili a quelli dei volontari che hanno studiato di più: non arriverà magari allo stesso livello in termini assoluti, ma in termini relativi il suo percorso è stato molto significativo, a volte in misura maggiore conclude Licio Palazzini, presidente ASC ApsQuesto da un lato ci fa riflettere su quanto sia importante, nonostante le periodiche svalutazioni che vengono proposte, il percorso di studi scolastico e quanto influenzi il proprio progetto di vita. Dall’altro ci fa capire che il servizio civile può fare molto per accrescere le opportunità, purché si tenga sempre presente che i bisogni dei giovani sono differenziati e che con l‘esperienza di servizio civile, la formazione formale, le attività quotidiane non si può agire in modo indifferenziato, ma bisogna tenere conto delle specificità di ciascuno. Si parla di ascensore sociale bloccato. Con un Governo più attento, il Servizio Civile Universale può, in poco tempo, contribuire a farlo ripartire generando uguaglianza e giustizia sociale, oltre che crescita del Paese.”

In questi anni, è purtroppo emersa in molte forme, occasioni ed esperienze la tendenza a fuggire dalla ricerca di un modo e un mondo attivamente all’insegna “noi”. E questo non solo in Italia, ma anche in Europa.
Per invertire questa tendenza, è indispensabile aprire una nuova fase con azioni che sviluppino una coscienza di appartenenza, incrementino il senso civico, valorizzino il capitale umano giovanile, stimolino e generalizzino l’acquisizione indispensabile delle competenze necessarie per “essere parte” di un qualunque processo decisionale, creino le condizioni affinché le giovani generazioni siano coprotagoniste di concreti, effettivi, misurabili processi di innovazione.

Nonostante in molti abbiano riconosciuto l’utilità del Servizio civile, il testo del Decreto Rilancio licenziato dal Senato prevede, a seguito dell’approvazione in Commissione Bilancio della Camera di un subemendamento, soltanto 1 milione di euro aggiuntivo. Oggi i fondi disponibili sono sufficienti a garantire l’avvio al servizio di appena 37mila volontari, ai quali si sommano i fondi Garanzia Giovani utili, si stima, per l’avvio di altri 10mila volontari.

L’auspicio è che, nel prossimo decreto in via di definizione, il Governo dia seguito agli impegni presi con lo stanziamento di 100 milioni aggiuntivi per l’anno 2020 e di 200 milioni per gli anni 2021 e 2022, necessari per l’avvio di un contingente annuo di almeno 50mila giovani così come auspicato dal ministro Spadafora per formare migliaia di giovani alla cittadinanza attiva.
Giovani cittadini preparati e partecipi protagonisti del loro presente e del futuro di tutti noi

Testo estratto dalla lettera a firma di Maria Cristina Pisani, Presidente del Consiglio nazionale dei giovani (Cng), pubblicata su Avvenire

Rispetto alla richiesta che 155 enti di servizio civile e della Rappresentanza degli operatori volontari avevano rivolto al Presidente del Consiglio Conte e al Ministro Spadafora (risorse per 50.000 opportunità di servizio ogni anno) significano 40.000 posti per il 2020.
Mancano risorse per almeno altri 10.000 posti.

Adesso proveremo a chiedere emendamenti nella conversione del decreto, per evitare che l’avvio della programmazione triennale coincida con tagli pesantissimi ai programmi depositati dagli enti.
Siamo consapevoli però che il vero banco di prova sarà la legge di stabilità 2021-2013. Infatti, le prospettive per il 2021 e il 2022 sono drammatiche.
Ci sono risorse per 18.000 e 19.000 posti, frutto di miopia dei governi passati.

Non è un buon segno che dopo tre opportunità (SalvaItalia, Rilancio, Agosto) e 100 miliardi stanziati, per il servizio civile siano arrivati al momento solo 41 milioni.
Nonostante le tante idee e proposte, gli sforzi concreti messi in campo dalle organizzazioni e dagli operatori volontari durante la fase acuta della pandemia, il Governo non ha ancora deciso di investire sul Servizio Civile Universale.
Investimento per far vivere dodici mesi di impegno e presa di consapevolezza ai giovani, potenziamento dei servizi per i cittadini e le comunità locali, sostegno agli enti locali e al Terzo Settore per la realizzazione dei programmi presentati al 29 Maggio per 62.000 posti di impiego.
Un Servizio Civile Universale alle prese con una riforma ambiziosa, ma su punti qualificanti priva di strumenti e di risorse.
Anche questo sarà un tema su cui dialogare con il Ministro Spadafora già da Settembre.

Signor Presidente del Consiglio, signor Ministro delegato al Servizio Civile Universale,

abbiamo letto che è in preparazione in questi giorni un nuovo Decreto governativo che conterrà ulteriori misure per la ripresa del Paese.

Il Servizio Civile Universale in questi mesi è stata una delle esperienze più richiamate fra le risorse disponibili per questo obiettivo. Sia per l’esempio che i 3.200 operatori volontari hanno dato nei mesi di marzo e aprile continuando il loro servizio nelle zone più colpite dal COVID 19, sia per la risposta di altri 16.000 che dal 16 aprile hanno ripreso il loro servizio, grazie alla disponibilità del Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale e agli sforzi delle organizzazioni accreditate (enti di Terzo Settore, enti religiosi, enti locali e pubbliche amministrazioni) anche rimodulando le attività per essere più vicini ai bisogni che l’emergenza COVID 19 ha generato.

Dal mondo accademico sono pervenuti autorevoli pronunciamenti per il potenziamento del Servizio Civile Universale, anche da coloro che ritengono debba essere riformato. Citiamo, per tutti, il ricco dibattito sviluppatosi sulle pagine del quotidiano “Avvenire”. Allo stesso modo, anche autorevoli reti sociali si sono espresse nella stessa direzione, come nel caso del Forum Nazionale del Terzo Settore e di Sbilanciamoci.

La Rappresentanza degli Operatori Volontari ha lanciato l’appello #centopercentoserviziocivile che tante adesioni ha raccolto, sia fra i cittadini sia fra le organizzazioni.

Sul piano più istituzionale, la Commissione di esperti, istituita dal Governo e coordinata dal dott. Colao ha proposto nella scheda 102 il deciso potenziamento del Servizio Civile Universale, obiettivo che Lei stesso e il Ministro Spadafora avete auspicato dalle colonne di “Avvenire” e che è stato condiviso anche dal Ministro dell’Economia Gualtieri. Nel Programma alla base degli Stati Generali da Lei convocati era presente il “potenziamento del Servizio Civile Universale”.

Con sconcerto abbiamo quindi dovuto prendere atto che, dopo l’approvazione del Decreto “Cura Italia” e del Decreto “Rilancio”, il totale dei fondi aggiuntivi stanziati (21 milioni di euro) coprono appena 4.000 posizioni in più rispetto a quelle coperte con i fondi già disponibili. È arduo definire “potenziamento” questa misura.

Per questo chiediamo che nel Decreto in via di definizione, il Governo dia seguito agli impegni presi, con lo stanziamento di 100 milioni di euro aggiuntivi nel 2020 e di 200 milioni per gli anni 2021 e 2022, necessari a quel contingente minimo annuo di 50.000 posti indicato dal Ministro Spadafora come obiettivo da realizzare. Da parte loro, gli enti che al 29 maggio scorso hanno depositato progetti per un totale di 63.000 posti di impiego il loro impegno nei confronti dei giovani e del Paese l’hanno preso.

Cogliamo infine l’occasione per auspicare un Suo incontro con tutte le componenti del sistema del Servizio Civile Universale, certi che proporre un’occasione di impegno concreto e formativo per tanti giovani nei prossimi mesi, incrementando il capitale umano e sociale dell’Italia, attivare un sostegno alla coesione e ripresa della vita sociale, culturale, economica delle comunità locali, tramite l’azione di enti del Terzo Settore, enti religiosi, enti locali e pubbliche amministrazioni, sia nelle scelte del Suo Governo.

Firmato: gli enti della CNESC

Durante il 2019, con un gruppo pilota di volontari del Servizio Civile Universale in servizio presso ASC, è stata effettuata una sperimentazione per far emergere, per sistematizzare e per valorizzare le competenze civiche e trasversali acquisite durante l’anno di servizio.

Questa iniziativa è nata per rimarcare la piena consapevolezza del ruolo del servizio civile nei giovani, e valorizzare la loro la centralità per lo sviluppo e la coesione della società italiana e delle sue istituzioni del capitale umano e sociale.

Nel documento in allegato si può leggere l’indicazione
– degli obiettivi
– degli strumenti messi a punto (grazie alla collaborazione del Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università Roma Tre)
– delle modalità di attuazione e valutazione dei risultati finali acquisiti dai giovani.

Nel paragrafo finale sono indicate le tappe per passare dalla fase pilota alla fase ordinaria, rendendo possibile ottenere l’attestazione delle competenze per tutti i volontari che lo volessero, per i soggetti sociali privati e di Terzo Settore, per le istituzioni l’accoglienza di giovani formati nelle competenze civiche e trasversali.

Nel Dl Rilancio in discussione alla Camera sono scomparsi gli emendamenti Salva-Terzo settore.
L’immediata conseguenza per il servizio civile è che l’aumento non sarà più di 100 milioni di euro ma soltanto di 20, una cifra sufficiente appena per 4.000 ragazzi che si aggiungeranno ai circa 30mila già previsti.
Le cifre in ballo, quindi sono ben lontane dai 300 milioni necessari per quel contingente annuo di almeno 50.000 posizioni indicato dal Ministro Spadafora.
Il tutto, non scordiamolo, a fronte di una richiesta di 84mila giovani vogliosi di impegnarsi.

Caro direttore,
        tre mesi fa 53 di noi hanno firmato un appello per ripensare il Servizio Civile Universale. Avevamo immaginato che, in una emergenza come quella che ancora stiamo vivendo, una forza nazionale giovanile ben distribuita sul territorio e ben organizzata potrebbe fare moltissimo per aiutare le fasce più deboli della popolazione.
Ci siamo sentiti rassicurati dall’immediata risposta dal ministro Spadafora e dalla successiva attenzione del presidente del Consiglio Conte, giunta attraverso il suo giornale, oltre che dal dibattito che si sviluppato sulle stesse pagine e dall’approvazione che ci è giunta da molte parti.
Con questo nuovo appello intendiamo rilanciare la nostra proposta con la convinzione che deriva dal più largo consenso che essa ha riscontrato nell’opinione pubblica e soprattutto dare un seguito alle sagge parole del Presidente della Repubblica che ci esorta tutti alla solidarietà e allo spirito civico.
Siamo infatti convinti che il Servizio Civile Universale possa costituire una risorsa e una riserva di capitale umano inestimabile a sostegno del funzionamento delle istituzioni e del benessere collettivo.”

L’articolo completo in allegato

 

L’Assemblea della Cnesc, riunitasi per la prima volta dopo la pandemia in modalità a distanza, ha esaminato tutti i temi di attualità legati al contributo che le 27 organizzazioni socie portano allo sviluppo del Servizio Civile Universale.
Il “potenziamento del Servizio Civile Universale” è oramai presente in tutti i documenti ufficiali, dal Programma di Governo oggetto degli Stati Generali al Piano Colao, oltre che essere stato ripreso da numerosi interventi sui media.
Questi passaggi hanno coinciso con la scadenza del deposito, da parte degli enti accreditati, dei programmi per il prossimo bando giovani che speriamo sia pubblicato entro il 2020.

Il dato più rilevante che emerge dalla prima sintesi quantitativa del Dipartimento è che sono stati depositati programmi e progetti per un totale di 67.095 opportunità per i giovani, con un aumento di alcune migliaia di posti rispetto al 2019.
E’ un risultato molto positivo, che manifesta l’importanza che le organizzazioni accreditate riconoscono al servizio civile per poter contribuire alla vita del nostro Paese. Ancor più positivo se si considera che è avvenuto in contemporanea all’impatto del COVID 19 sulle organizzazioni (chiusure, casse integrazioni…) e con una novità assoluta nella compilazione dei documenti richiesti, a seguito del passaggio alla Programmazione Triennale e Annuale.
Assai significativo il contributo delle organizzazioni socie della Cnesc per questo risultato:

In un quadro di generale scarso appeal appare più ridotto il concorso al Programma Garanzia Giovani con 18 programmi (27% del totale), 49 progetti (25%), 594 posti (16%), a causa dei limiti più volte evidenziati dell’integrazione di questo programma con le finalità e le modalità di attuazione del SCU.
In totale quindi le organizzazioni socie della Cnesc mettono a disposizione quasi 25.000 posti, ben 3.800 in più del 2019, pari al 37% dell’offerta da parte degli enti accreditati.

Abbiamo anche iniziato una prima lettura su alcuni istituti innovativi, previsti dalla legge di riforma ed emergono luci ed ombre. Emerge infatti la necessità di aprire un percorso di lavoro approfondito, sulla base anche delle esperienze realizzate, per non vanificare il contributo queste misure, opportunamente adeguate, potrebbero dare al raggiungimento delle finalità dell’Istituto del servizio civile universale.
La previsione di accoglienza di giovani con minori opportunità, un obiettivo per la Cnesc prioritario, si attesta in circa 1.000 posti, perché frenato dalle disposizioni organizzative attualmente previste.
Anche la misura dei tre mesi in un Paese UE, seppur importante è frenata dalla condizione di avere le sedi accreditate nel Paese UE, per un intervento di durata massima di tre mesi.
Forte sviluppo invece della misura di tutoraggio delle attività svolte dagli operatori volontari con più di 12.000 posti coperti.

Dall’ulteriore analisi dei dati saranno possibili altre considerazioni, anche qualitative e siamo a diposizione del Dipartimento e delle altre organizzazioni per iniziative specifiche che facciano emergere il collegamento fra questi programmi depositati e gli obiettivi della Programmazione Triennale e Annuale, a cominciare da quelli più vicini ad affrontare l’impatto sociale, educativo, culturale, ambientale del COVID 19.

Adesso si apre la fase della valutazione e applicazione griglia punteggi. Territorio nuovo anche per il Dipartimento, sul quale la dotazione economica del Fondo per il 2020 farà la differenza fra un bagno di sangue oppure una prima sperimentazione anche di apprendimento sia per le organizzazioni che per il Dipartimento stesso.

La petizione #centopercentoserviziocivile lanciata dalla Rappresentanza degli operatori volontari e sottoscritta da centinaia di organizzazioni e cittadini è quanto mai attuale, nei giorni in cui la Camera del Deputati esamina il Decreto Rilancio e, assieme al Governo, i gruppi parlamentari possono dare concretezza da subito al “potenziamento del Servizio Civile Universale”.

Roma, 18 GIUGNO 2020