Oggi, 25 anni, fa veniva pubblicata la legge n. 64/2001 che istituì il servizio civile nazionale.
La radice di quella legge va ancora più lontano, nella storia dell’obiezione di coscienza e di chi ha scelto di dire no per costruire un diritto, nella legge 772 del 1972. A un quarto di secolo di distanza dalla legge 64, mentre la guerra torna a occupare l’immaginario pubblico e l’agenda politica internazionale, questo anniversario ci chiede di nuovo da che parte stare: dalla parte di chi ha intrapreso una folle corsa al riarmo o di chi investe sulle persone, sui diritti, sulle comunità.
Il 5 marzo, proprio alla vigilia dell’anniversario, tre fatti diversi ma convergenti hanno raccontato quanto questa scelta sia attuale e come ci siano soggetti sociali che hanno scelto la seconda strada: l’evento promosso dalla CNESC “Il valore della scelta: 25 anni di Legge 64/2001 – La pace si fa così” a Roma, le mobilitazioni studentesche in Germania contro il ritorno alla leva e la Giornata internazionale su Disarmo e Non Proliferazione istituita dall’Onu 4 anni fa.
La legge 64 ha istituito il servizio civile nazionale “finalizzato a concorrere, in alternativa al servizio militare obbligatorio, alla difesa della Patria con mezzi e attività non militari”. In quelle parole è riconosciuto che la difesa della Patria – quindi della Costituzione, dei diritti, delle comunità – può passare per strade diverse dall’uso delle armi e che l’impegno civile significa assumersi la responsabilità della collettività.
L’incontro della CNESC (la Conferenza Nazionale degli Enti di Servizio Civile di cui ASC APS fa parte) del 5 marzo a Roma, ospitato negli spazi di Libera, ha messo al centro proprio questo: il valore della scelta volontaria, l’apertura alle donne, le esperienze di servizio civile all’estero come strumenti concreti di costruzione di pace in momento come questo in cui il contesto internazionale è scosso da conflitti e l’orrore della guerra non si ferma davanti ai civili. Centinaia di migliaia di donne, bambini, anziani sono morte in questi ultimi anni.
L’obiezione di coscienza da gesto individuale di rifiuto della leva armata è diventata un’esperienza collettiva di cittadinanza attiva, motore dell’evoluzione verso l’attuale Servizio Civile Universale.
I conflitti armati ridefiniscono equilibri geopolitici, bilanci pubblici, linguaggio quotidiano. In diversi Paesi europei, come la Germania, si riapre il dibattito sul ritorno della leva obbligatoria o su forme di coscrizione “mascherata”, mentre migliaia di giovani scendono in piazza per dire no alla militarizzazione delle loro vite e al riarmo globale, e anche in Italia cresce la preoccupazione.
La Giornata internazionale per la consapevolezza sul disarmo e la non proliferazione del 5 marzo, istituita dall’Assemblea generale dell’Onu nel 2022, dovrebbe ricordarci che il disarmo è un investimento di lungo periodo per la pace e la sicurezza globale. Dal 2022, invece, assistiamo, impotenti e frustrati, ad un’escalation di violenza che sembra non avere fine.
Il Servizio Civile, l’impegno quotidiano degli Enti di Terzo Settore, continua, invece, a proporre ai giovani un’altra grammatica: quella della cooperazione, della cura dei beni comuni e delle comunità, della lotta alle diseguaglianze, della dignità e dei diritti.
Arci Servizio Civile APS lavora da quarant’anni dentro questa storia, dall’obiezione di coscienza alle sfide di partecipazione e impegno civico e nonviolento del presente.
Le esperienze maturate nella nostra rete, in collaborazione con organizzazioni della società civile e Istituzioni, dimostrano che il servizio civile è un laboratorio concreto di partecipazione democratica, valore sociale necessario alla costruzione di legami di comunità e di costruzione di pace.
I progetti che vivono grazie alle varie istituzioni sociali che costituiscono la rete di ASC APS sostengono chi è più fragile, promuovono cultura, diritti, solidarietà, pace. Questo impegno collega l’eredità della legge 64 alle lotte per il disarmo e alla difesa civile non armata e nonviolenta.
Crediamo fortemente che il servizio civile debba diventare davvero universale, accessibile a tutte e tutti, capace di incidere sulle trasformazioni sociali e ambientali. Non ci rassegniamo alla dimensione bellica e al linguaggio militare che in questo momento sembrano l’unica via.
Chiediamo che l’investimento pubblico e politico sul servizio civile cresca, che si riconosca fino in fondo il suo ruolo di difesa non armata, che si ascolti la voce delle migliaia di giovani che ogni anno testimoniano che esiste un impegno diverso per le proprie comunità, fondato su diritti, sulla partecipazione, sulla giustizia sociale.
Rosario Lerro
Presidente ASC Nazionale APS