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Comunicazione
Stop del governo al servizio civile per richiedenti asilo e rifugiati. ASC esprime la sua preoccupazione PDF Stampa

2064131 1024x0r72È notizia di questi giorni lo stop del Governo al bando di servizio civile Integr-Azione, coperto totalmente da fondi Fami dell’Unione Europea, partito quest’anno con 192 avvii e che avrebbe visto nell’avviso di deposito progetti pubblicato il 16 ottobre quasi 3mila posti di servizio civile destinati a ragazze e ragazzi rifugiati e richiedenti asilo.

Il bando è stato considerato da più parti come un modello d’eccellenza per favorire processi di integrazione di chi arriva nel nostro Paese con la volontà di integrarsi e rendersi utile. La decisione dell’esecutivo di porne fine ai primi passi desta sconcerto.

Apprendiamo con forte preoccupazione la decisione ministeriale di ritirare i finanziamenti al progetto ‘integr-Azione’, nell’ambito del Servizio Civile Universale, una misura fortemente orientata a creare cittadinanza, integrazione ed opportunità per molti giovani arrivati in Italia come richiedenti asilo. – dichiara Lorenzo Siviero, presidente di Arci Servizio Civile Piemonte – Non vogliamo pensare che a muovere questa decisione sia stata la volontà di continuare ad ‘affondare’ modelli di integrazione validi per poter parallelamente portare avanti una strategia della tensione comunicativa e diffusione della paura sociale sul tema delle migrazioni. Tutto questo, con uno stile che sembra ormai caratterizzare l’azione di governo su questo tema, sulla pelle delle persone e con spregio delle comunità locali interessate e della continuità progettuale. Ci auguriamo che l’iter parlamentare possa cambiare questa scelta, soprattutto per affermare che la logica dell’accoglienza, in contrapposizione a quella della paura, è l’unica che ci consente di fermare lo scontro sociale, la ‘guerra fra poveri’ verso cui sembra invece orientato l’esecutivo”.

ASC, impegnata proprio in queste settimane nella selezione dei nuovi volontari che verranno avviati a inizio 2019 nei nuovi progetti di servizio civile, continuerà a seguire con attenzione la questione, chiedendo a gran voce una marcia indietro su questa scellerata decisione

 
4 Novembre 1918 – 2018: non festa, ma lutto! PDF Stampa

bianiASC a cent’anni dalla fine della 1° Guerra Mondiale rilancia questo comunicato del Movimento Nonviolento.
Leggi anche la rassegna stampa curata da ASC sulla 1° Guerra Mondiale.


Il 4 novembre si “festeggia” il centenario della “vittoria” della prima guerra mondiale, l’inutile strage, secondo la definizione del 1 agosto 1917 di Papa Benedetto XV. Una festa, voluta dal fascismo, che si è rinnovata, di anno in anno dal 1922 con tutti i governi, fino ad oggi.

Dal 1949 si “festeggiano” in questo giorno anche le Forze Armate italiane, con tutto il loro sperpero di risorse e spese militari.

Ma la verità storica ci dice che quella guerra fu il più sanguinoso conflitto di tutti i tempi:

37 milioni di vittime: 16 milioni di morti e 21 milioni di feriti e mutilati, sia militari che civili. In Italia i morti furono 650.000, i feriti 1.250.000 di cui 675.000 mutilati. Il risultato per l’Italia fu poi il ventennio fascista. Queste le conseguenze di una folle decisione voluta dal re e governo contro la volontà del Parlamento (450 su 508 deputati erano contrari), per conquistare all’Italia terre che si potevano ottenere per via diplomatica, come voleva Giolitti.

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L’impegno di Arci Servizio Civile in opposizione a guerre e nuovi fascismi PDF Stampa

Come sempre, puntuale ormai da diversi anni, arriva un momento dell’anno in cui le retoriche militari e nazionali si abbracciano nella pericolosa alchimia delle celebrazioni per la fine della I Guerra mondiale. Un esito che diventa presto, in troppe retoriche, la “vittoria italiana”, occasione per speculare sulle frontiere e innalzare - in un bagno di eroismo, gloria e pose guerriere - una coltre di nuove parole di odio e sciovinismo.

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La memoria come strumento di educazione alla pace: presentazione dei dati del progetto di servizio civile PDF Stampa

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“La Memoria come strumento di educazione alla pace” è stato un progetto di servizio civile nazionale, nel quale hanno operato più ragazzi e ragazze in città differenti, in ciascuna delle quali sono state svolte le medesime attività per giungere ad un risultato complessivo.

Questo progetto, ammesso nel bando 2017 e realizzato fra Settembre 2017 e Settembre 2018, è stato portato avanti in completa autogestione ed ha visto il coinvolgimento di 16 volontari in 9 città - Milano, Genova, Torino, Vicenza, Bologna, Piombino, Jesi, Viterbo e Roma - di 8 Regioni italiane: Lombardia, Liguria, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Marche e Lazio.
I risultati, presentati a Roma nel corso di una conferenza stampa, sono stati pubblicati in un volume che a breve sarà convertito in e-book scaricabile gratuitamente dal sito www.arciserviziocivile.it


Due sono state le linee d'azione:
1) la ricerca, lo studio e l'analisi della trattazione nei giornali locali di 9 città italiane del 25 Aprile, Festa nazionale della Liberazione, e del 27 Gennaio, Giornata della Memoria. Per fare ciò sono stati esaminati circa 3.500 articoli conservati negli archivi delle testate o nelle biblioteche.
Si sono delineate alcune costanti: della Resistenza si scrive solo in prossimità delle ricorrenze annuali o nei decennali. Negli ultimi anni se ne parla in maniera più sfumata e presentando l’articolazione di motivazioni come “contraddizioni” oppure sottolineando gli aspetti critici; della Shoah invece si scrive con un giudizio sempre unanime e, messe in secondo piano le motivazioni generali della persecuzione, vengono spesso raccontate le esperienze dei singoli. Infine, solo più recentemente si è iniziato a scrivere anche delle deportazioni di altre persone diverse o capri espiatori quali omosessuali, rom o dissidenti politici.

2) le interviste a circa 1.000 ragazzi e ragazze d’età compresa fra i 18 e i 30 anni - realizzate mediante somministrazione di questionari - sul grado di conoscenza delle due date storiche oggetto della ricerca, le opinioni personali su questi passaggi importanti della Storia d’Italia durante la Resistenza e sulle celebrazioni, la conoscenza di luoghi significativi presenti nei loro territori.
Tra i dati più eclatanti:

  • il 97% degli intervistati condanna il regime fascista;
  • il 58% ritiene che le leggi razziali siano state imposte da Hitler;
  • il 73% ritiene che non si siano ancora fatti i conti con il passato;
  • il 95% riconosce il valore della memoria come essenziale antidoto per non ripetere gli errori del passato;
  • il 48% non conosce i luoghi della memoria nella propria zona.
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Cosa resta della memoria? PDF Stampa

 

Copertina versione rid

Cosa resta della memoria del 25 Aprile, Festa della Liberazione, e del 27 Gennaio, Giornata della Memoria?
I giovani sanno perché sono giorni speciali?

 

Indirizzati dalla guida del Professor LaBanca dell’Università di Siena, 16 ragazzi in 9 città si sono cimentati in questo progetto a cavallo tra #storia e #sociologia, analizzando la voce diretta di circa 1000 ragazzi e le parole dei giornali locali.

 

PRESENTAZIONE DEL LAVORO
La memoria come strumento di educazione alla pace
mercoledì 17 ottobre 2018
ore 15.00
Hotel Nazionale (Piazza Montecitorio) - Roma


Pietro Maffio, Gian Luca Nicoletta e Mattia Rossi, tre dei volontari in servizio civile partecipanti al progetto, presenteranno la pubblicazione.

 

 
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