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Sul servizio civile: obbligo o verità? PDF Stampa

 

ASC FVG dice la sua sulla iniziativa di legge regionale Friuli Venezia Giulia per reintrodurre il servizio militare e civile obbligatori, adeguando al territorio la posizione nazionale di ASC.

Si rincorrono da diversi mesi voci e proposte che vorrebbero la reintroduzione del servizio militare e del servizio civile in forma obbligatoria.
Le discussioni hanno preso piede anche in Friuli Venezia Giulia con la presentazione di una legge regionale. Le motivazioni dei proponenti rievocano nelle premesse la leva militare - “a 14 anni dalla promulgazione della legge di sospensione della leva militare obbligatoria” – per affermare poi che “si avverte la necessità di colmare un vuoto educativo, che sta toccando in maniera trasversale tutti gli ambiti della società”.

Al di là delle obiezioni tecniche, sorgerebbe una prima questione dirimente: perché, piuttosto, non investire nella piena realizzazione del servizio civile universale, promuovendolo seriamente, sostenendo gli enti, contribuendo ad innalzare la qualità formativa e le ricadute sociali dei progetti già in essere?
A questa, poi, bisognerebbe aggiungere una riflessione di merito. Educazione e obbligo, da sempre, appaiono termini quantomai distanti l'uno dall'altro.
A cosa si può educare attraverso l'imposizione?

Evidentemente – e forse qui si spiega il continuo, snervante riferimento alla leva militare – ciò a cui si allude sono valori come la disciplina, l'ordine, l'obbedienza. Cose da marcette poco più che ideologiche, ben diverse da un impegno vero, volontario, volto alle proprie comunità.
Soprattutto, l'insistenza sull'obbligo mostra la solita volontà di sventolare provvedimenti muscolari per evitare di confrontarsi con la realtà: esistono progetti per favorire l'autonomia dei giovani, nell'associazionismo per esempio?
A parte rari casi, a partire da scuole e università, tutto lascia pensare che la politica guardi altrove.

Spazi, opportunità, risorse: queste sarebbero le necessità per dare i giovani la possibilità di attivarsi nelle proprie comunità, apportandoci il contributo di cui sono capaci. Si preferisce invece parlare di caserme e cartoline, come se da ciò potesse nascere qualcosa.
Ecco, ai “14 anni dalla sospensione della leva obbligatoria” si potrebbe rispondere con i più di 50 dalle parole di Don Milani in “L'obbedienza non è più una virtù”.
Non serve averle lette, basta il titolo per capire che a furia di obblighi si torna solitamente indietro. Mentre i giovani, da sempre, preferirebbero guardare avanti.