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L’ESPERIENZA DI LAURA IN TEMPO DI LOCKDOWN

L’ESPERIENZA DI LAURA IN TEMPO DI LOCKDOWN

L’esperienza di Servizio Civile prima e dopo il lockdown: a raccontarcela è Laura, volontaria del Servizio Civile Regionale che ha visto le sue attività essere rimodulate durante il periodo di emergenza ed è da poco rientrata in struttura.

Quando hai iniziato a svolgere servizio da remoto e come sono cambiate le attività rispetto al lavoro sul campo?

Prima della quarantena prestavo servizio presso il Centro Interculturale “Movimenti” di Cesena. All’interno del centro vengono svolti vari corsi di italiano che vanno da quello base a quello più avanzato, e noi volontarie ci occupavamo principalmente di aiutare le insegnanti e facevamo assistenza agli studenti durante le lezioni. Poco prima del lockdown io e la mia collega di Servizio Civile avevamo iniziato un nostro corso, ma purtroppo, dopo sole tre lezioni, è stato interrotto per via dell’emergenza.
Da metà aprile siamo state indirizzate verso un nuovo progetto con il Centro per le Famiglie, dove ci sono stati assegnati dei bambini della scuola primaria da aiutare per svolgere i compiti. Alcuni bambini non avevano la possibilità di accedere al portale dove venivano inseriti i compiti, perciò il Centro per le Famiglie li ha aiutati a iscriversi al sito, così da evitare che rimanessero indietro con il programma.
L’attività di aiuto compiti si svolge durante la settimana tramite delle videochiamate su WhatsApp; alcuni degli studenti hanno delle difficoltà di apprendimento o comunque hanno bisogno di un aiuto per svolgere gli esercizi, per altri, invece, in questo periodo, l’aiuto compiti è marginale poiché spesso hanno più bisogno di chiacchierare con qualcuno.

Come ti sei trovata a lavorare da casa? Hai riscontrato delle difficoltà?

Lavorare da casa con il nostro numero personale non è una soluzione ottimale, poiché spesso ho ricevuto chiamate o messaggi fuori dall’orario di lavoro, però utilizzare le videochiamate per aiutare i bambini con i compiti rende l’attività più immediata ed è più semplice poterli seguire e spiegare loro le cose.
Inoltre, quando prestavo servizio presso il Centro Interculturale l’orario era fisso: lavoravo dalle 9 alle 13 o dalle 9 alle 16, mentre ad oggi, lavorando da casa, pur essendo diminuito il monte ore, le attività sono distribuite per tutto il corso della giornata, e non è stato facile abituarmi a questa nuova organizzazione.

Ora hai ripreso il lavoro sul campo, come hai vissuto la ripartenza delle attività? Eri preoccupata? Com’è cambiato il lavoro rispetto a prima?

Gli spazi della struttura sono ben organizzati: ci sono tavoli con il divisorio in plexiglas, l’atrio è ampio, quindi utile per fare delle riunioni rimanendo a distanza e, all’interno dell’ufficio, facciamo dei turni per non essere in più di due persone.

Come hai vissuto il periodo della quarantena? Hai riscontrato dei particolari aspetti positivi e negativi?

Non ho sofferto molto la quarantena e il dover restare a casa, perché casa mia è un ambiente che mi piace e sono riuscita a portare avanti i miei interessi. Mi sono allenata, ho studiato, ho proseguito delle attività con il Servizio Civile, sono rimasta in contatto con le amiche… quindi non ho avuto grandi problemi. Paradossalmente, sono più stranita adesso che si può uscire di casa, mi ero talmente abituata a non uscire che ora non riesco a ributtarmi nella frenesia della vita “di prima”, perciò cerco di fare tutto con calma senza esagerare: anche perché io faccio la mia parte e prendo tutte le precauzioni, ma non tutti hanno le stesse mie accortezze e non è sicuramente un momento semplice.

Hai dei suggerimenti per poter migliorare l’organizzazione e l’operato di ASC Cesena?

Immagino che non sempre ad Arci Servizio Civile Cesena siano arrivate tutte le informazioni corrette durante questo periodo non facile, pertanto posso capire come, alle volte, la comunicazione nei nostri confronti non sia stata sempre del tutto chiara.

Ringraziamo Laura per averci permesso di intervistarla!

Intervista a cura di Giorgia Foschi